I sindacati fanno la festa al lavoro

A marzo il tasso di disoccupazione italiano è stato pari al 12,7 per cento, un decimale in meno di febbraio ma 7 decimali in più di 12 mesi fa, ha comunicato ieri l’Istat. Una stabilizzazione relativa, quella del numero degli italiani senza lavoro, per cui c’è poco da festeggiare. Il che però non equivale ad avallare le formule a effetto utilizzate da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, per presentare le odierne celebrazioni sindacali del Primo maggio: “E’ più la festa della disoccupazione che del lavoro”, ha detto.
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Ultimo aggiornamento: 04:01 | 5 AGO 20
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A marzo il tasso di disoccupazione italiano è stato pari al 12,7 per cento, un decimale in meno di febbraio ma 7 decimali in più di 12 mesi fa, ha comunicato ieri l’Istat. Una stabilizzazione relativa, quella del numero degli italiani senza lavoro, per cui c’è poco da festeggiare. Il che però non equivale ad avallare le formule a effetto utilizzate da Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, per presentare le odierne celebrazioni sindacali del Primo maggio: “E’ più la festa della disoccupazione che del lavoro”, ha detto. Glissando ovviamente sul contributo fattivo che i nostri sindacati offrono all’organizzazione della festa per il “non lavoro”. Si pensi soltanto, per esempio, alla lunga serie di appelli e scioperi minacciati per imporre la chiusura di negozi e attività nei giorni festivi. Ma dov’è finita la libertà d’impresa, ora che ce ne sarebbe bisogno più che mai? Qualche esempio recente: [**Video_box_2**]a Pasquetta, a La Spezia, l’Ipercoop locale resta aperta, batte scontrini e garantisce paga doppia per i dipendenti. I sindacati insorgono: si doveva scioperare, ma nessuno ha aderito. Idem per 25 aprile e Primo maggio. Poco importa se l’Italia, tra i big europei, è il paese che fa più festa di tutti – 13 giorni per prassi, quest’anno sono venti se contiamo i “ponti” – e per questo si rinuncia a 15 miliardi di euro, è stato calcolato. Le feste comandate in Francia e Germania sono nove, in Spagna dieci, in Gran Bretagna invece solo sei. Non paghi, i sindacati, con l’appoggio di alcune associazioni dei commercianti, vorrebbero pure smantellare le aperture domenicali introdotte dal governo Monti. Proprio adesso che cresce timidamente la fiducia dei consumatori. Eppure le domeniche dell’anno valgono uno 0,25 per cento di pil in più (studio Bocconi). Lavoratori e consumatori difficilmente lo vorranno buttar via.